Il 27 gennaio 1945 l' Armata Rossa varca i cancelli di Auschwitz, mostrando al mondo intero gli orrori di un lager dove sono stati sterminati un milione e mezzo di uomini, donne e bambini. La più grande tregedia dei nostri tempi.A distanza di 65 anni, nuove forme di recinzioni, di persecuzione, devono indurci a riflettere sull'importanza di una educazione alla memoria: il ricordo può molto, porta a farsi delle domande, a muovere cuori e menti e soprattutto a tramandare alle nuove generazioni quel messaggio indispensabile di dialogo e rispetto reciproco.
Trovo che le parole scritte nel proprio diario da Etty Hillesum, una giovane donna ebrea morta ad Auschwitz, siano le più appropriate per una attenta riflessione.......
"Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita a ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l'essere umano di nuove prospettive. Se noi abbandoniamo al loro destino i fatti duri che dobbiamo affrontare, se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori, per farli decantare e diventare fattori di crescita e di comprensione, allora non siamo una generazione vitale. Certo che non è così semplice, [...] ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient'altro che i nostri corpi salvati a ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione - allora non basterà..."